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SCUOLE, ALLARME SOCIAL SMARTPHONE E TABLET ORMAI FUORI CONTROLLO

Nelle scuole dilaga l’allarme per «l’uso improprio» dei telefonini in classe. Sono trascorsi dodici anni da quando una circolare del ministero della pubblica istruzione ha formalmente vietato i cellulari a scuola durante le ore di lezione, ma da allora la situazione è progressivamente finita fuori controllo tra atti di bullismo prima ripresi con gli smartphone poi condivisi sui social network e studenti sorpresi a copiare i compiti in classe da telefonini e tablet. Insomma, una valanga di incidenti di percorso «digitali» e utilizzi impropri delle nuove tecnologie.
Un’indagine del Laboratorio Adolescenza di Milano ha rilevato che la quasi totalità degli studenti italiani (98,8%) sono contrari al divieto di portare il cellulare a scuola e solo il 20% ritiene più giusto spegnerlo in classe. Per tutti gli altri basta che venga silenziato. Lo smartphone solo per una minoranza di allievi è utile ad apprendere.
A usare il telefonino per scopi didattici «spesso» sono il 29,4% e almeno «qualche volta» il 47,1%, ma, nonostante sia vietato, i numeri (riportati nella tabella qui accanto) raccontano una realtà opposta e descrivono l’abuso sistematico delle nuove tecnologie tra i giovani. E cioè: l’84% dei preadolescenti ha un profilo social, ma naturalmente al momento dell’iscrizione nessuno ha indicato la sua vera età, neppure chi l’ha fatto con un genitore presente. Internet per i ragazzi è un mondo a parte: il 91% non parla con i familiari di ciò che vede o dice durante la navigazione, eppure la vita degli studenti è fortemente influenzata dai messaggi che arrivano dai social, tanto che il 60% clicca addirittura sulle pubblicità e 8 su 10 rispondono ai sondaggi virtuali fornendo così dati fondamentali per campagne pubblicitarie mirate. In Italia la profilazione dei minori è vietata fino ai 14 anni, ma è divenuta una prassi. L’uso incontrollato del web è ormai un allarme che riguarda non solo il comportamento degli studenti ma anche dei professori. Nei giorni scorsi a ritrovarsi nei guai è stato Emanuele Castrucci, docente di Filosofia del diritto all’ateneo di Siena. Finito sotto accusa a causa dei tweet filo-nazisti per cui ora rischia di essere licenziato, il professore si è difeso facendo appello alla «libertà di pensiero» e parlando di «opinioni personali», espresse «fuori dall’attività di insegnamento». Eppure, nonostante la frequentazione quotidiana e soesso ossessiva delle piazze virtuali abbia indotto molti a credere che il web sia una “zona franca”, il suo caso ci ricorda, al contrario, che le regole da rispettare ci sono.
Ogni diritto ha un limite

Fonte: La Stampa Maria Rosa Tomasello  roma

Google Alert: cos’è, come funziona

Come rimanere sempre aggiornati relativamente agli argomenti che ci interessano di più? Per evitare di cercare quotidianamente online quegli articoli, quei video quelle storie che maggiormente ci appassionano, basta impostare Google Alert. Google Alert è un servizio ideato dal gigante di Mountain View che permette di monitorare la presenza di una parola o una frase di nostro interesse nel web e che invia un tracciare le pagine web pubbliche e creare degli avvisi rispetto alla presenza di determinati argomenti, parole o frasi.

Si tratta di un servizio Google che consente di monitorare il web e creare degli avvisi personalizzati successivamente inviati via e-mail. In questo modo è possibile essere sempre aggiornati rispetto ad argomenti che personalmente riteniamo più interessanti per svago o per lavoro, o, più in generale, per rimanere sempre aggiornati su cosa accade nel mondo e non solo.
Google Alert: cos’è
Lo scopo principale di Google Alert è quello di tracciare le pagine che contengono determinate parole chiave. Dunque, nel momento in cui volete seguire una specifica keyword, il servizio del colosso di Mountain View vi invierà un’e-mail all’indirizzo di posta elettronica impostato ogni volta che viene pubblicato qualcosa con quella parola. Alert è molto famoso soprattutto nel settore del Web marketing. In parole povere, se qualcuno menziona una parola utile, voi riceverete una notifica.

Come funziona Google Alert
Prima di entrare nel vivo della guida, volevamo precisare che il servizio di Big G può essere utilizzato sia da PC che comodamente da smartphone e tablet sfruttando un semplicissimo browser che può essere Chrome, Firefox o Safari.  Purtroppo, almeno in questo momento, Google non ha sviluppato un’applicazione ad hoc da poter installare sul dispositivo mobile personale, quindi bisognerà usare la versione mobile del portale Internet. Ovviamente, per poter utilizzare Alert è necessario disporre di un account Google il quale può essere creato in pochi e semplici passaggi dall’apposita pagina Web seguendo la procedura guidata nel caso in cui non lo aveste. Per sfruttare al meglio Google Alert dal vostro computer (non importa se abbia Windows, masOS o Linux a bordo), vi basta seguire i passaggi elencati qui sotto:

  • Aprite il browser predefinito e collegatevi al sito Internet del servizio di Google.  All’interno della campo Crea un pulsante di avviso…, digitate la keyword che desiderate monitorare (es. il vostro nome e cognome, il nome di un personaggio famoso, il nome della squadra del cuore o qualsiasi altro termine che volete seguire).
    A questo punto, cliccate su Mostra opzioni presente poco sotto e impostate la frequenza con cui ricevere gli Alert fra Appena possibile, Al massimo una volta giorno o Al massimo una volta a settimana, indicate le fonti che volete monitorare impostando Automatica, News, Finanza, Blogs e così via, specificate la regione fra Tutte le aree geografiche, Italia o un’altra nazione e impostate la quantità di avvisi da ricevere fra Solo i risultati migliori o Tutti i risultati. Tutte queste opzioni potranno essere impostate dai menu a tendina presenti in corrispondenza delle voci riportate.
  • Dopo aver settato correttamente tutti i parametri, scegliete l’indirizzo e-mail preferito dal menu a tendina collocato accanto a Invia tramite e cliccate sul pulsante Crea avviso per completare la procedura.

Non appena Google rileverà un contenuto contenente la keyword impostata, vi invierà una notifica tramite e-mail all’indirizzo di posta elettronica precedentemente impostato. Nel caso in cui voleste smettere di ricevere aggiornamenti riguardanti una parola chiave preimpostata, basta semplicemente cliccare sull’icona cestino presente accanto al nome della keyword che trovate sotto la sezione I miei avvisi. In caso di errore, invece, è possibile modificare il nome della chiave pigiando sull’icona matita e poi sul pulsante Aggiorna avviso dopo aver completato i cambiamenti.

Attraverso la pagina principale di Google Alert è possibile anche vedere i suggerimenti da poter seguire, offerti proprio da Big G, cliccando semplicemente sul + presente in corrispondenza di ogni nome oppure sotto la sezione Io sul Web per monitorare il vostro nome o l’indirizzo e-mail.

Come anticipato qualche riga fa, in questo momento Google non mette a disposizione un’applicazione di Alert da installare sul proprio smartphone/tablet Android o iOS, quindi è necessario utilizzare la versione mobile del sito.

I passaggi da effettuare sono praticamente gli stessi visti per la versione desktop, quindi digitare il nome della keyword da seguire nel campo Crea un pulsante di avviso…, settare correttamente i vari parametri e aggiungere il tracciamento pigiando sull’apposito pulsante. Pure in questo caso è possibile usare le sezioni Io sul Web e Suggerimenti di Google Alert per seguire le parole chiave proposte dalla società californiana su Aziende, Musica, Film, Sezione di notizie, Sport, Salute e Tecnologia.

Modificare la modalità di invio degli avvisi
Google Alert consente di modificare l’ora del giorno in cui si desidera ricevere un avviso oltre che specificare se ogni singolo avviso deve essere raggruppato in un’unica e-mail, funzione chiamata “Digest”. È possibile selezionare le fonti ritenute migliori ai fini della ricerca scegliendo tra le diverse opzioni disponibili: automatica, notizie, articoli di blog o discussioni, ma anche video, libri e altro.

La frequenza con la quale Google invia gli avvisi può essere impostata su: appena possibile, al massimo una volta al giorno, al massimo una volta a settimana. È consentito selezionare la “qualità” delle fonti, scegliendo tra due tipologie di aggiornamento: solo i risultati migliori e tutti i risultati. Infine, nella casella dedicata all’indirizzo email al quale verranno inviati gli avvisi di Google Alert è possibile selezionare, in alternativa, il Feed RSS.

Perfezionare gli avvisi di Google Alert
È importante ricordare che il “motore di ricerca” di Google Alert è lo stesso che Big G utilizza quando effettuiamo una normale ricerca sul web. Per questo motivo, più si è dettagliati migliori saranno i risultati, permettendo di creare un sistema di notifica il più personalizzato e raffinato possibile. Per fare questo si può ricorrere, ad esempio, all’uso delle virgolette per evidenziare un termine da individuare in una query di ricerca più complessa. O, ancora, è possibile utilizzare tutti gli altri strumenti di ricerca che solitamente si usano su Google per raffinare i risultati della SERP.

Bubbl.us: uno strumento semplice per creare mappe concettuali e fare brainstorming

Bubbl.us non solo consente di creare diagrammi e di condividerli, ma è un servizio web 2.0 del tutto interattivo che si basa sul brainstorming e permette di generare mappe mentali all’interno del nostro browser.

Il processo di creazione è semplice ed aiuta a orientare rapidamente la nostra concentrazione sulle idee che ci vengono in mente, a stenderle per poi editarle con calma in un secondo momento.

Bubbl.us è un’applicazione in puro stile web 2.0 che permette di collaborare con amici e colleghi che si trovano distanti da noi. Potrebbe tranquillamente essere usato come lavagna virtuale durante conferenze via web, per non parlare delle potenzialità in campo didattico-educativo.

Le mappe possono essere stampate e salvate sul proprio hard disk. Peccato che le creazioni non possano anche essere inserite nei blogs tramite una porzione di codice, come si fa con i video per esempio, e che non venga assegnata loro una URL.

Links:

  1. https://bubbl.us/
  2. Video tutorial
    () App Per Prof: Bubbl.us (https://bubbl.us) è un semplice e gratuito strumento online per fare brainstorming e differenti tipologie di mappe concettuali.

     

Computer stanno imparando a leggere

Una recente notizia ha scombussolato il settore della SEO, ossia della Search Engine Optimization, in italiano ottimizzazione dei motori di ricerca. Si tratta delle tecniche utilizzate dagli esperti per posizionare i siti web nelle prime posizioni della SERP (Search Engine Result Page), ossia la pagina dei risultati di un motore di ricerca. Con oltre il 95% del mercato delle ricerche nelle proprie mani, oramai parlare di motori di ricerca è parlare sostanzialmente di Google.

Google Search è sicuramente il servizio più famoso tra i tanti offerti dall’azienda di Mountain View. Negli anni Google ha rilasciato tanti aggiornamenti per l’algoritmo che gestisce il motore di ricerca. Si è passati da un algoritmo abbastanza semplice, fino a un motore di ricerca capace di rilevare le differenze semantiche tra una parola e l’altra. E ora Google Search è pronto a fare un ulteriore passo in avanti. A fine ottobre 2019, infatti, Google ha annunciato di aver aggiornato i suoi algoritmi introducendo “BERT”, una nuova tecnica di Natural Language Processing (NLP) basata sulle reti neurali. Detta in parole molto semplici, BERT rende possibile a Google capire meglio cosa sta cercando l’utente, in modo da offrire una risposta migliore. BERT viene applicato a circa il 10% delle ricerche attuali, solo in lingua inglese. In futuro verrà applicato anche ad altri linguaggi e, molto probabilmente, ad una percentuale maggiore di ricerche. Ma BERT, in realtà, è una notizia non solo per chi fa SEO. Per capire il perché, però, dobbiamo prima scoprire come funziona BERT.

Cosa è Google BERT e come funziona.

L’acronimo BERT sta per “Bidirectional Encoder Representations from Transformers”. Si tratta di una evoluzione “bidirezionale” del metodo di comprensione del linguaggio “Transformers”, che a sua volta è un metodo che prende in considerazione non più i singoli accoppiamenti di parole, ma l’intera frase.

Prima di Transformers gli algoritmi di apprendimento del linguaggio naturale (cioè di come parlano gli umani realmente) si limitavano ad analizzare le parole in relazione a quella precedente e successiva. Così, per fare un esempio, potevano capire la differenza tra due espressioni molto simili come “oro bianco” e “oro nero”: nel primo caso si tratta di un metallo, nel secondo di petrolio. Transformers, invece, è più complesso perché va più a fondo nella scansione della frase oltre che dei singoli accoppiamenti di parole. BERT è ancora più evoluto: fa lo stesso lavoro di Transformers, ma leggendo la frase sia da sinistra a destra che da destra verso sinistra. In questo modo può capire che le parole “dalle” e “alle” hanno un senso completamente diverso in “lavorare dalle 9 alle 17 ininterrottamente” e in “le briciole dalle da mangiare alle galline”.

BERT capisce realmente cosa diciamo? I test GLUE

Fonte: Fastweb Digital Magazine

Calendario dell’Avvento Digitale 2019

Calendario dell’Avvento Digitale 2019 (secondo anno)

Per augurare a tutti voi Buon Natale il Polo dell’Innovazione ha pensato di farvi un regalo al giorno.
Da Sabato 1 Dicembre visitate la pagina del calendario all’indirizzo

web: http://www.edudesigner.it/calendarioavvento/.

Benessere digitale, le app di Google per lo smartphone

Nel 2018 Google ha introdotto Benessere Digitale, una funzionalità di Android ideata e progettata dal colosso di Mountain View per aiutare le persone a gestire al meglio l’utilizzo e le funzionalità del proprio smartphone. Nel 2019 Google ha varato la fase 2.0 del suo Benessere Digitale presentato cinque nuove app che permettono di centellinare l’uso quotidiano dello smartphone.

Unlock Clock, Post Box, We Flip, Desert Island e Morph, questi i nomi delle nuove applicazioni rilasciate da Google e disponibili gratuitamente sul Google Play Store. Non c’è dubbio che l’azienda di Big G stia spingendo molto sul progetto Benessere Digitale per promuovere un utilizzo più sano e salutare dei dispositivi elettronici mobili.

  1. Unlock Clock . Questa app è in grado di aggiungere uno sfondo animato allo smartphone con un contatore che registra e tiene traccia di tutte le volte in cui lo smartphone è stato sbloccato durante il giorno. Con Unlock Clock non è più necessario accedere alla sezione “Benessere Digitale” di Android per scoprire e rendersi conto di quante volte durante il corso della giornata il telefono è stato sbloccato. Per usare e impostare Unlock Clock come sfondo è necessario installare l’applicazione Sfondi di Google.
  2. Con l’app Post Box, o Casella Postale, è possibile raggruppare ed ordinare automaticamente tutte le notifiche relative all’indirizzo di posta elettronico e conservarle per essere consultate in un determinato momento della giornata. È possibile scegliere la frequenza con la quale ricevere le notifiche se una sola volta a giorno o più volte.
    Q
    uesta applicazione è utile per la “disconnessione” se volete utilizzarla per l’email scolastica.

  3. We Flip è un gioco pensato per migliorare la concentrazione. L’app è in grado di sincronizzare due smartphone per fare a modo che a turno, su uno dei due telefoni, verrà visualizzato un timer che inizierà a scorrere. Lo scopo del gioco è quello di evitare di guardare il telefono, chi resiste più a lungo senza utilizzarlo vince e appena uno dei giocatori lo sbloccherà il gioco avrà fine. Al termine del giorno l’app permetterà di visualizzare la durata della sessione e chi ha sbloccato per primo il device.
  4. Desert Island è una sorta di gioco di sopravvivenza basato sull’utilizzo delle app presenti sul proprio telefono. Desert Island permette di scegliere solo sette applicazioni sullo smartphone da visualizzare per 24 ore. Le restanti app verranno nascoste temporaneamente alla vista dell’utente, ma saranno sempre e comunque disponibili cliccando un’icona dedicata. Alla fine delle 24 ore, l’app fornirà una serie di dati relativi all’utilizzo dello smartphone.
  5. Morph è in grado di organizzare la schermata home dello smartphone stabilendo quali applicazioni mostrare in base all’ora del giorno e al luogo in cui ci si trova. Il telefono, automaticamente, mostrerà solo le applicazioni da noi selezionate. Un valido aiuto per mantenere la concentrazione al lavoro evitando le distrazioni inutili causate dalla miriade di app di cui disponiamo sui nostri device mobili.

Usare le tecnologie didattiche

Sempre di più il docente è chiamato ad attuare metodologie didattiche attive ed inclusive in grado di costruire percorsi personalizzati, queste necessità possono essere supportate da diverse tecnologie che permettono di condividere agevolmente i contenuti didattici mediante siti web e blog.

La produzione di contenuti didattici per il web può favorire e rafforzare l’efficacia dell’apprendimento in presenza, lo studio a casa e il recupero in itinere degli studenti.

Alcune delle risorse che si posso reperire sul web:

Google Lens

Fotografare la pagina di un libro con il cellulare e acquisirne il contenuto come testo digitale, liberamente modificabile? Fino a qualche tempo fa, era solo un sogno; l’applicazione «Lens», da qualche mese integrata all’interno dell’Assistente Google, lo rende realtà.
Cos’è Google Lens
Google Lens è un servizio di analisi visiva supportato da intelligenza artificiale. Si tratta, di fatto, di una sorta di assistente personale visuale, che sarà in grado di ricavare informazioni dall’ambiente che ci circonda semplicemente inquadrandolo con la telecamera dello smartphone. Insomma, l’equivalente di Google Assistente (o Siri, tanto per intendersi) funzionante per immagini anziché con comandi vocali.
Come funziona e cosa fare con Google Lens
Avete visto una lampada o un mobile che vi piace a casa di un amico ma lui non si ricorda dove l’ha comprata? Niente paura, vi basterà puntare l’oggetto desiderato con la fotocamera del vostro smartphone per sapere in pochi secondi dove potreste comprarlo. Questa è uno delle funzioni di Google Lens. L’app di Mountain View riesce dunque a riconoscere gli oggetti che “puntiamo” con la fotocamera utilizzando l’intelligenza artificiale per confrontare ciò che “vede” lo smartphone con le immagini presenti nei server Google. Questo vale con qualsiasi oggetto, per esempio se inquadriamo un libro l’applicazione ci dirà titolo, autore, recensioni e anche il sito o negozio dove acquistarlo al prezzo migliore. Google Lens è utile anche se siamo in vacanza, ci basterà inquadrare un monumento o una zona di interesse per ricevere delle informazioni a riguardo: una sorta di guida turistica a portata di tasca.

Una delle funzioni più utili però su Google Lens resta la Smart Text Selection. Si tratta, di fatto, di uno scanner OCR che riconosce il testo inquadrato tramite la fotocamera del telefonino. L’utente potrà poi decidere di “digitalizzare” il testo e utilizzarlo all’interno di un documento o per tradurlo con Google Traduttore.

Video dalla pagina FB di Prof in rete

Video

Fonte: Libero.it Tecnologia

‘Ci vediamo a lumi.spediti.potenti’. Addio Google Maps, con w3w ora ogni persona (e luogo) al mondo hanno un indirizzo

La mappa bianca: è una delle situazioni più frustranti che sperimentiamo quando stiamo cercando di orientarci col telefono o col navigatore per raggiungere un posto. Improvvisamente tutti i riferimenti scompaiono e sembra di essere finiti nel nulla. Invece, sia guardando l’immagine da satellite, o anche visitando il luogo, ci sono case e attività che dimostrano che c’è una vita. E’ impossibile, in questo caso, ottenere informazioni precise su come raggiungere quel luogo. E finché questo succede in aree sperdute passi. Ma il problema è che a volte accade anche in piena città. La conclusione la sapete già: tempo sprecato a chiedere, a osservare, a cercare. Se stavate solo cercando un negozio per comperare il vostro ultimo gadget, nessun problema. Ma se siete una compagnia di consegna merci tutto cambia……………


Fonte: Business Insider Italia

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